Pro Loco CASTELLANETA
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Chiesa di San Francesco d'Assisi

La chiesa di S.Francesco ed il convento dei frati minori furono edificati nel 1471. Nel 1592 il padrone di Castellaneta, il principe Bartirotti, fece edificare l'ala nord del convento, accanto alla chiesa. Nel 1603 la chiesa e il convento furono ricostruiti sulle strutture preesistenti. Sino alla metà degli anni'60, la chiesa era molto lontana dal centro abitato; i frati vivevano a pieno il contatto con la natura, oliveti e mandorleti adornavano la meravigliosa campagna circostante.

Oggi quegli spazi naturali hanno lasciato il posto agli edifici,la città ha "raggiunto" il tempio. La chiesa ha tre navate, quella centrale è decorata con affreschi del settecento di frate Ludovico di Gioia del Colle. I dipinti "la Porziuncola" di G.Diso da Galatina, "S.Antonio","S.Leonardo" e "S.Vito" di frate Francesco da Martina Franca, la splendida immagine di "S.Rita" di G.Manzo da Lecce, l'altare di S.Antonio ad opera di frate Giuseppe Da Soleto ed infine le scultur e poste dietro l'altare maggiore, ad opera di frate Francesco da Gallipoli, rendono la chiesa un tesoro d'arte seicentesca. Durante i lavori di restauro della statua di S.Pasquale Baylon, nel 1988, è stato scoperto un affresco, di autore ignoto, raffigurante la Deposizione di Cristo dalla Croce. Il convento ha un chiostro le cui pareti sono adornate da affreschi del'600 che raffigurano i miracoli del Santo d'Assisi ed i papi e cardinali dell'Ordine dei Riformati. Vi sono trenta celle, ancor a oggi abitate da sacerdoti e giovani chierici (gli studenti). Accanto al chiostro vi è la sede della Gi.fra. (gioventù francescana), centro di incontro spirituale-ricreativo per i giovani. Il convento possiede anche un meraviglioso giardino ed un orto. Campi di calcio, tennis e pallavolo ed un grande parco comunale, posto alle spalle del convento, completano il quartiere che prende il nome dall'omonima chiesa. Poco prima del convento vi sono "i pozzi" (utilizzati dalla gente durante la II guerra mondiale per attingere acqua) ed una cappella "del Calvario", al cui interno è situato un altare ed un crocifisso adornato di fiori ed ex-voto ed è proprio qui che il 13 giugno, come vuole la tradizione, i frati distribuiscono il pane di S.Antonio. 

(stralcio del libro “Storia documentata della città di Castellaneta” del Cav. Mauro Perrone)

 

Convento dei PP. Riformati

Da tempo assai remoto gli avi nostri avevano edificata una chiesetta nella località S. Francesco, che era frequentata con gran devozione dai fedeli, che vi veneravano il Santo dalle Sacre Stimmate e dove volevano stabilire un convento di Minori Osservanti: ma la tristizia dei tempi e la loro povertà impedì che il pio divisamento potesse effettuarsi. Nel 1463, sottratti alla servitù dei principi di Taranto, e tornata la città nel regio demanio, si risolsero alla maestà di re Ferrante perché concedesse all’Università la proprietà di due forni appartenenti alla regia Curia, la cui rendita dovea servire pel sostentamento dei frati del futuro convento. Non sappiamo se la domanda fosse esaudita, avendo il re preso tempo per rispondere, ma pochi anni appresso, nel 1471, il convento fu edificato a spese dei cittadini e dall’Università, come appare dalla bolla di concessione di papa Sisto IV del 6 settembre di quell’anno. I frati minori lo tennero sino al 1603, quando per Breve di Clemente VIII vennero a stabilirsi i Padri Riformati. Il convento è assai vasto, con 30 celle pei frati, i quali nel 1709 ascendevano ad oltre 20. Tre di questi erano addetti al lanificio, nel quale si fabbricava il panno pei vestiti dei frati dell’ordine. Il principe Bartirotti edificò a sue spese nel 1592 il dormitorio dalla parte di borea. Nella chiesa contigua meritano attenzione: la custodia sull’altare maggiore scolpita da Fra Francesco da Gallipoli, la Porziuncola, dipinto di Giacomo Diso da Galatina, il quadro dei Santi Antonio, Leonardo, e Vito di Fra Francesco da Martina, e l’altare di S. Antonio scolpito da Fra Giuseppe da Soleto.

Accanto al convento vi sono parecchi pozzi inesauribili di ottima acqua potabile, i quali prima della costruzione della pubblica fontana fornivano di acqua tutta la città. L’atrio del convento è tutto decorato di non spregevoli affreschi, e prima che per le ingiurie del tempo, o per l’incuria dell’uomo scompaiano del tutto, mi piace qui riportare quanto sugli stessi scriveva il prelodato mio amico Prof. De Giorgi: “Nell’atrio del piano terreno di questo convento vedonsi molti dipinti a fresco sulle pareti e sui pilastri, e rappresentano miracoli della vita di S. Francesco, più l’effige di papi e cardinali dell’ordine dei Riformati. Parte di questi freschi sono ancora incalcinati, altri son venuti alla luce tolta la patina calcarea, e sono mediocremente disegnati, con molta sobrietà di tinte e senza quegli atteggiamenti manierati e bizzarri proprii dei pittori del secolo XVII. Sotto un dipinto rappresentante S.Francesco che predica dinanzi al Sultano sta scritto ABBAS NICOLAUS DE MESTRIA CAN F.F. Sotto un altro, nel quale era effigiato S. Francesco  in estasi, mentre un papa solleva la tunica del santo per osservarne le stimmate del piede destro, si legge questa iscrizione: SI SCORGE IL CORPO IN PIEDI, ADUNQUE PRIVO NON E’ DI VITA, E MENTRE I LUMI MUOVE RIVOLTI AL CIELO E LE SUE PIAGHE HA NUOVE E’ NECESSARIO DIR CHE MORTO E’ VIVO.

Tutto qui è in carattere: arte e letteratura. Il seicento sbuca da tutti i pori di questi dipinti, meno infelici di tanti che imbrattano le pareti dei chiostri nei conventi di Terra d’Otranto. Notai pure che tanto l’atrio interno come la porta della chiesa e quella che anticamente dava ingresso al convento serbano le linee architettoniche del cinquecento.

"Inchiostro di Puglia" (il libro), in vendita, nella nostra sede.

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