Pro Loco CASTELLANETA
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Altri personaggi illustri ma meno noti di Castellaneta

tratto dal libro "Storia documentata della Città di Castellaneta" del Cav. Mauro PERRONE

Ignazio Danisi (Padre Ignazio della Croce)

 

Nacque nel 1717 da Nicola ed Agata Mari. Vestì l’abito degli Agostiniani scalzi. Fu teologo, poeta ed oratore illustre. L’abate Serafino Gatti cis’ lo descrive: “Fù egli professore di teologia nella regia Università di Napoli, accademico fiorentino, vice custode e propagatore della Colonia Aletina. Oltre le opere teologiche, abbiamo di lui le prediche quaresimali e le orazioni panegiriche. Egli si fece udire udire con plauso dai primi pulpiti d’Italia, e parlò dinanzi a principi ed a monarchi, con un’eloquenza soda e con gravità veramente evangelica. I suoi pensieri sono giusti benché non molto sublimi, le dottrine opportune e sparse con sobrietà, lo stile facile e netto, e nel tempo stesso pieno d’unzione e di spirito di carità. Volle anch’egli occuparsi dell’istruzione della gioventù nella sacra eloquenza e diede ai pulpiti degli oratori assai buoni”. Morì a Napoli nel 1784.

Giovanni Giuseppe Danisi

 

Fratello di Ignazio. Nacque nel marzo del 1740. Recatosi a Napoli presso il fratello, abbracciò come lui vita monastica, entrando nello stesso ordine degli Agostiniani scalzi. Presto si distinse tra i suoi confratelli, ed elevò grido di sé nel suo ordine, del quale in età ancor giovane fu tre volte Provinciale, Definitore, e per la morte del Ministro generale innalzato alla dignità di Commissario generale. In Roma, dove dimorò per cinque anni, si guadagnò la stima e l’amicizia di Cardinali ed altri uomini di merito. Nel 1792 fu promosso vescovo di Gallipoli, e quivi nel luttuoso avvenimento del maremoto del 22 dicembre dello stesso anno, ebbe presto occasione di spiegare la sua grande carità e pastorale affetto verso gli infelici, venendo in sollievo dei miseri colpiti da quel disastro, con larghe elemosine e soccorsi d’ogni specie. Gravi molestie ebbe a soffrire nel 1806, quando per la sua devozione alla caduta dinastia dei Borboni, fu arrestato e trattenuto in Lecce per otto mesi. Ma quei travagli gli vennero largamente compensati dalla fastosa accoglienza che gli fece la popolazione giubilante, al ritorno in mezzo al suo gregge. Morì il 13 novembre 1820 e fu tumulato nel sepolcro dei vescovi di quella città.

 

 

Giovanni Gubitosa

 

Nacque nei primi anni del XVII sec. Vestì da giovane l’abito dei Cappuccini, e fu sommo teologo e rinomato predicatore. Di lui si hanno: 1° ” Avvento, novena e discorsi dei Santi per il medesimo tempo, Napoli 1667”; 2.° “Vita del Beato Bartolomeo Simoritti dei Chierici regolari minori, Lecce 1658”, scritta in occasione di letterarie contese con Gennaro de Vivo, napoletano dei Chierici minori, che aveva messo a stampa in lecce nel 1653 un’altra vita dello stesso Beato, e nella quale mena del De Vivo aspro governo per le molte inesattezze in cui era incorso; 3° “tre novene per la Natività del Signore”; 4° “Prediche quaresimali”; 5° “Panegirici sacri”; 6° “Prediche della Passione del Signore” 7° “Prediche dell’Immacolata Concezione”; 8° “Sermoni del SS. Sacramento”; 9° “Sermoni delle Anime del Purgatorio”; 10° “Sermoni dei quattro novissimi”; 11° “Vita di S. Margherita Regina di Scozia”; 12° “I trionfi del divino Amore”. Meno le prime due opere, non è certo che le altre siano state messe a stampa.

Giovanni Paolo Spinelli

 

Dotto e ricercato medico del sec. XVI. Passò tutta la sua vita a Bari, ove scrisse e pubblico nel 1604: “Lectiones aureae in omne quod pertinet ad artem Pharmaceuticam lucubratae” che ebbero l’onore di una seconda edizione nel 1643.

Giuseppe Maria Tedesco

 

Era frate Domenicano, che dopo la soppressione degli Ordini religiosi del 1809 aveva stabilito la sua dimora in Tricase, ove fu Arciprete curato. Nel Dicembre del 1819 per la sua dottrina e pietà fu eletto arcivescovo di brindisi, e qui morì l’8 marzo del 1825.

Giuseppe Mazza

 

Ignorasi l’epoca della sua nascita. Fu dottissimo frate cappuccino, predicatore famoso e visitatore nella provincia monastica di Napoli. Pubblicò per le stampe in Napoli nel 1710 F. Iosephi Mazze de Castellaneta nuncupati ex Cappuccinorum familia Minorita, Sacra ei Aritmetico – Anagrammatica Opuscula.

Nicola Domenico Petino

 

Nato l’8 settembre 1717 da Vincenzo ed Elisabetta Tambillo. Era Dottore in legge, canonico, e teologo della cattedrale di Napoli, e fu teologo e canonista di tanto grido da essere consultato anche dai dotti di Roma. Pubblicò nel 1774 in Napoli “L’ordinato Cammino delle Leggi” che ebbe l’onore di una ristampa nel 1808, “Il nobile creduto contadino”, che dedicò al prelodato Danisi vescovo di Gallipoli. In quest’opera, che ha avuto per le mani, spiega il Petino svariata erudizione e dottrina. Egli finge che un uomo do viziosissimo che passa i suoi giorni negli sterminati suoi poderi e principesche ville, ove regalmente ospita i viandanti dotti, chieda ad uno di questi di essere illuminato su svariati argomenti riflettenti la morale, le scienze e le arti; il pellegrino filosofo lo istruisce sui doveri verso Dio, la famiglia ed il prossimo, sull’agricoltura, la storia naturale, le belle arti, e gli descrive le magnificenze di Napoli, Roma ed altre città. Lo stile dell’opera è assai manierato, anzì leccato, onde riesce piuttosto stucchevole al lettore.   

Onofrio da Castellaneta

 

Ebbe i natali al cominciare del secolo XVII, e fu valentissimo poeta latino ed italiano. Resta di lui solamente una poesia italiana che trovasi in fronte all’opera di Fra Serafino delle Grottaglie, “Lamenti sacri e scritturali” edita in Venezia, 1678.

Vincenzo Picaro

 

Fu illustre medico del sec. XVII, e non comune poeta. Scrisse di  medicina, ma purtroppo tutto andò perduto, anche il suo prezioso “Commentario sugli aforismi d’Ippocrate”. Delle molte sue poesie dettate per varie Accademie letterarie, restano due sonetti   in lode del P. Agostino Mancarella, inseriti avanti il poema di costui, pubblicato il Lecce il 1722, “Redenzione e Passione”.

"Inchiostro di Puglia" (il libro), in vendita, nella nostra sede.

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