Pro Loco CASTELLANETA
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Mons. Don Donato Colafemmina (1916 - 2003)

a cura di Rossella Tarquinio

Don Donato COLAFEMMINA

Chissà a quanti capita di passare dinanzi alla piccola chiesetta dell’Aiuto, sita nel nostro centro storico, e di ricordare, con affetto misto a nostalgia, la figura di don Donato Colafemmina. Modesto, semplice, colto ma nello stesso tempo umile, don Donato curava le funzioni religiose nella Madonna dell’Aiuto dove, per l’esiguità dell’unica navata, il rito assumeva un’atmosfera raccolta e familiare. Sembrava quasi che questa chiesa fosse fatta a misura di don Donato e della sua sobrietà e modestia.

Don Donato, nativo di Acquaviva, aveva trovato in Castellaneta la sua seconda patria, amata quanto la prima. E non c’è modo migliore per dimostrare l’affetto verso una città che quello di spendere parte del proprio tempo per studiarne la storia, per ridarle un’identità che altrimenti andrebbe perduta. Don Donato volle approfondire la cultura di Castellaneta attraverso i modi di dire, le usanze, il parlato della gente comune: come lui stesso scrisse in una delle sue opere, si dedicò ad ascoltare gli anziani del posto, per scoprire e, come ebbe a scrivere poi, “salvare da sicuro naufragio e da perpetuo oblio tante cosette di casa nostra e tramandare a tutti i cittadini di Castellaneta, nonché ai suoi figli sparsi, … un patrimonio culturale meritevole di sopravvivenza.” Nacquero così i libri dedicati al nostro vernacolo e alla letteratura popolare in dialetto. Preziosa, anche perché ormai introvabile, la raccolta di proverbi e modi di dire in dialetto castellanetano, pubblicata nel 1978, vera espressione di saggezza popolare.

Don Donato nutriva nei confronti del dialetto un profondo rispetto e una notevole considerazione. In “Natura, aspetti e funzioni del dialetto” scriveva che “ ogni regione d’Italia ha la sua costellazione di poeti in vernacolo. Queste molteplici costellazioni costituiscono … un nuovo cielo. In questo meraviglioso firmamento tutta la grande famiglia dei poeti in vernacolo brilla di una luce tutta particolare.”

Un ricordo di Don Donato viene dall’architetto Aurelio Miccoli, che ne ricorda la tonaca lucida da prete di paese povero di un tempo, ma anche il suo essere profondamente dotto e la sua capacità di infarcire i ragionamenti con citazioni latine «come abitudine e mai come momento per far risaltare la propria cultura.» L’architetto ricorda inoltre che don Donato era, oltre che prete e cultore di storia locale, anche un appassionato insegnante: «La sua vita fu spesa al servizio della chiesa ma soprattutto della formazione ecclesiastica di tanti giovani che si affacciavano, nel periodo della loro adolescenza, alla vita. Curando innanzitutto l'aspetto culturale, che poi se qualcuno decideva di andarsene dal seminario, e molti lo facevano, rimanevano loro impressi indelebilmente la cultura e i valori positivi della vita, che li avrebbero resi degli uomini importanti nella società civile.»

Quegli stessi valori che lui seppe infondere nei suoi libri e che oggi, a distanza di dieci anni dalla sua morte, rimangono le pietre miliari dell’identità di un paese che troppe volte dimentica i suoi figli migliori.

"Inchiostro di Puglia" (il libro), in vendita, nella nostra sede.

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