Pro Loco CASTELLANETA
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SETTIMANA SANTA 2016

SETTIMANA SANTA 2015

 LA CONFRATERNITA DEL SS.mo SACRAMENTO

CENNI STORICI

a cura di Aurelio MICCOLI

 

La confraternita del SS.mo Sacramento è una delle prime confraternite in puglia, dedicate al culto di Dio, nel secolo XVI, e sicuramente la prima Confraternita a Castellaneta. La scarsità di documenti antichi è un motivo ricorrente per quasi tutti i sodalizi e poche confraternite conservano la pergamena di fondazione. Nemmeno la nostra che, invece, conserva una pergamena di qualche decennio successiva alla sua fondazione riguardante le indulgenze. Conservata presso l’Oratorio in discreto stato di conservazione. Al centro in alto un ovale con il calice e l’ostia santa, ai lati due medaglioni rappresentanti un Santo in saio e San Nicola. Sulla fascia decorata a sinistra è riconoscibile lo stemma papale di Gregorio XIII. La fondazione della Confraternita “sotto il titolo del Corpo di Cristo” è dunque anteriore alla bolla papale e fu voluta dal Vescovo di Castellaneta Bartolomeo Abramo Sirigo senior in data 26 ottobre 1538. E’ del 25 settembre 1776 il Reale Assenso, sottoscritto da Ferdinando I di Borbone, Re delle due Sicilie. Particolarmente severa era l’accettazione di nuovi confratelli. Per essere iscritti nel libro della fratellanza bisognava presentarsi nella terza domenica, confessati e comunicati, impegnandosi ad “accompagnare nostro Signore quando esce agli infermi” e promettendo di difendere i beni del sodalizio “in qualsivoglia congiuntura”. Con il concordato del 1930 le Confraternite passarono alle dipendenze della Diocesi e le proprietà alla Curia Vescovile. Oggi i confratelli sono poco più di sessanta. Le festività celebrate liturgicamente e con la successiva processione sono: Corpus Domini e San Nicola, Patrono della Città. La confraternita ha poi la consuetudine di partecipare ai riti delle altre associazioni confraternali della città oltre che alla processione di Gesù Morto del Sabato Santo. Ogni confraternita si distingue per l’adozione, durante le cerimonie e funzioni religiose, di un abito particolare che la identifichi. I confratelli del SS.mo Sacramento indossano un camice di tela bianca, coperto da una mozzetta o cappa di colore celeste, sulla quale è appuntato, a sinistra, un medaglione in argento con impressa l’immagine dell’ostensorio.

 

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

Il pio sodalizio del SS.mo Sacramento ha mostrato nel corso dei secoli un’affezione particolare verso le cerimonie religiose e i riti della Settimana Santa, in primo luogo per la devozione dei confratelli verso il Sacramento dell’Eucaristia. A partire dal giovedì Santo, dopo la messa in Cattedrale, i confratelli si recavano, coi lumi, in visita ai Sepolcri della città. Curavano l’organizzazione della processione del Venerdì Santo al cui termine seguiva l’adorazione della croce sull’altare maggiore della Cattedrale. La processione di Gesù Morto, patrocinata dalla Confraternita sin dal 1824, usciva dalla Cattedrale alle ore due della mattina del Venerdì Santo, preceduta da una particolare consuetudine: “ù chiamatòr” un confratello incappucciato, bussava con la tocca-tocc alle porte di chi doveva partecipare al rito dicendo “Ialz’t, ca a Madonna t’vole”. Aveva anche un percorso diverso, giungendo fino al convento di San Francesco, per quegli anni particolarmente distante dal centro abitato, ed era particolarmente suggestiva: attraversava le vie di un paese completamente al buio e solo le statue del Cristo Morto e della Vergine Desolata erano illuminate da “lampieri” alimentati ad olio o a candela. Elementi costitutivi della processione, oltre alle due statue, erano il “legno” e la “disciplina”. Per “legno” si intende la pesante croce che un devoto penitente, scalzo e incappucciato portava sulle spalle, mentre le “discipline” erano pezzi di ferro legati tra loro con catene usate per flagellarsi. L’organizzazione della processione subì un cambiamento in seguito alle decisioni della Conferenza Episcopale Pugliese (1955) che stabilì che le processioni di Gesù Morto, non potevono aver luogo prima che il Cristo fosse morto. La decisione provocò il malcontento di molti confratelli. In seguito, grazie al rinnovato impegno della Confraternita, dal 1982 si ripristinò l’uscita del legno. Oggi la processione inizia il suo lento e cadenzato percorso all’alba del Sabato Santo a partire dalla Cattedrale per poi fare ritorno a mezzogiorno. La processione, aperta da confratelli scalzi e incappucciati, muniti di trozz’l (raganella) e tocca-tocc (battola), si compone del “legno”, la bara di Cristo Morto e la Statua della Vergine Desolata.

LA PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI

La solennità liturgica principale del sodalizio è il Corpus Domini (espressione che significa Corpo del Signore), e coincide con una delle principali solennità dell’anno liturgico della Chiesa Cattolica. Si celebra il giovedì successivo alla solennità della Pentecoste (sposta poi alla domenica successiva). Dopo la solenne celebrazione liturgica pomeridiana in Cattedrale si effettua, per le strade cittadine, la processione con l’ostensorio del Santissimo Sacramento, retto dal Vescovo accompagnato da due Sacerdoti, protetti da un baldacchino mobile portato da sei confratelli, dalle confraternite cittadine in ordine di anzianità di fondazione. Ultima quella del SS.mo Sacramento.

 LA CONFRATERNITA DI MARIA SS. ADDOLORATA

LA CONFRATERNITA DI MARIA SS. ADDOLORATA


La Confraternita di Maria SS. Addolorata, eretta canonicamente da Mons. Leonardo Vitetta il 29 giugno 1776 e legittimata con Regio Assenso di Sua Maestà Ferdinando IV in data 23 Aprile 1824, era presente sul territorio Castellanetano già da molti anni prima.  Attualmente non sono molti i dati storici in possesso della Congrega; fonti popolari non confermate indicano come sede storica della nostra Confraternita la Chiesa di S. Caterina da Bologna, ed in seguito ad un rogo nella suddetta Chiesa, la perdita di gran parte dei documenti del Sodalizio.

Di certo, dai pochi documenti storici in nostro possesso, possiamo asserire che il Sodalizio era molto seguito per numero di elementi e per atti di benevolenze e pietà nei confronti della popolazione castellanetana.

Le notizie frammentate e non del tutto confermate che vogliono come sede sociale e oratorio in alternanza le Chiese di S. Caterina da Bologna e di S. Giovanni Battista al Muricello; in particolare possiamo affermare che sin dal 2 Agosto 1885 la Confraternita ebbe in uso la Cappella di S. Giovanni Battista, sita in Contrada Muricello, con l’obbligo di curarne diligentemente la manutenzione e che negli anni 1937 – 1975 tra le voci di bilancio del Sodalizio compaiono voci di manutenzione ordinaria e straordinaria della Chiesa di S. Caterina, sita in Via Marina. Spesso inoltre, nelle voci di bilancio, appaiono offerte derivanti dalle due cappelle.

La Confraternita di Maria SS. Addolorata, insieme alla Confraternita di San Francesco da Paola, vanta la paternità della processione dei Misteri. Questi due Sodalizi commissionarono la costruzione delle statue raffiguranti i Misteri Dolorosi in cartapesta ad un artista leccese. È noto, infatti, che nel 1851 le due Confraternite incaricarono il signor Francesco De Meo di andare a ritirare le cinque raffigurazioni dei Misteri (non viene fatto alcun riferimento in merito al sesto mistero) e la raffigurazione del Cristo morto da Lecce -purtroppo non si specifica il nome dell’artista - e sempre alla stessa persona di costruire le basi, con relative sdanghe, che poi sono state verniciate dal signor Garganese (come si evince dagli atti custoditi nell’Archivio storico della Confraternita Maria SS. Addolorata). Fino al 1960 le due Confraternite si alternarono nell’organizzazione della manifestazione; successivamente, a causa dell’esiguo numero di Sodali, le Confraternite declinarono la responsabilità della sola organizzazione alla Parrocchia Cattedrale. (come si evince dagli atti custoditi nell’Archivio storico della Confraternita di S. Francesco di Paola).

Scorrendo gli anni si nota come il punto centrale dell’anno sociale della confraternita è stato da sempre la festività della Beata Vergine Addolorata, il 15 settembre. Anticamente la festività era celebrata la terza domenica di Settembre e comprendeva sia i festeggiamenti religiosi, che quelli civili; festeggiamenti che prevedevano la processione del simulacro della Beata Vergine Addolorata con abito a festa e che si sono protratti nel tempo fino ai primi anni 60 (come risulta dagli atti storici in possesso della Confraternita di S. Francesco da Paola e del nostro archivio).

Dal 1986 un gruppo di 30 giovani si avvicinarono al Sodalizio riprendendo le antiche tradizioni che erano rimaste abbandonate, a partire dall’abito confraternale il cui uso in quegli anni era stato eliminato da tutte le Confraternite castellanetane.

Un lungo cammino di preparazioni al seguito del Parroco della Chiesa Cattedrale don Luigi Gozzi, nominato Commissario Vescovile della Congregazione, portò alla vestizione nel 1993 di 20 nuovi Sodali.

La Confraternita attualmente organizza alcune Processioni durante la Settimana Santa, in particolare la Processione penitenziale dei Dolori di Maria SS, la Visita agli altari della Reposizione di tutte le Parrocchie della Città il Giovedì Santo e la Processione dei Misteri del venerdì Santo, di cui è co-organizzatrice insieme alla Parrocchia San Nicola e la Confraternita di San Francesco da Paola.

 

Cliccando quà potete saperne di più e soprattutto vedere video e immagini relativi alla Confraternita di Maria SS. Addolorata

LE SETTE BAMBOLE DELLA QUARESIMA

Un’ operazione degna di attenzione è quella di studiare le tradizioni dei nostri antenati, e magari, ricrearle, riproporle, dando loro un nuovo senso.

E’ quello che viene fatto da alcuni anni, da un nutrito numero di ragazzi appartenenti alla Confraternita del SS. Sacramento.

Infatti nei pressi del sagrato della Cattedrale sono appese ad una asticella LE SETTE BAMBOLE DELLA QUARESIMA.

Dette bambole erano chiamate anche “quarantene”. La consuetudine di mostrare questi fantocci si era persa da tempo. Ora sono ricomparse. Un tempo, all’inizio della quaresima cioè dal Mercoledì delle Ceneri, in pieno centro storico, le bambole venivano appese su una canna, lunga tanto da poter essere sostenuta sul davanzale di due finestre fronteggianti.

Esse erano sette, vestite di stoffa ognuna differente dall’altra. La prima si chiamava Ièn (Anna), seguiva Paien (Pagano), Rubett’ (Roberta), Susann (Susanna), Lazz’r (Lazzaro che era l’unico maschio), Palm (Palma) e Sant (S.Pasqua).

Le bambole rappresentavano, senza seguire un ordine ben preciso, la filatrice, l’ovattatrice, la sarta, la tessitrice, la preparatrice delle spolette per la tessitura, il maschio fornitore di attrezzi. Alcuni nomi date alle bambole, frutto delle consuetudini popolari, sono stati tratti in buona parte dai “Testi Sacri”: Ièn, sarebbe Sant’Anna, madre della Vergine Maria¸Paien, sarebbe Pagano, e rappresenta il Carnevale appena trascorso; Susann, sarebbe Susanna, che è il simbolo dell’innocenza, perché accusata ingiustamente d’adulterio, fu salvata dal profeta Daniele; Lazz’r sarebbe Lazzaro, che ricorda il miracolo della resurrezione; Palm, che sarebbe Palma, è il simbolo della pace; Sant, che sarebbe la Santa Pasqua, rappresenta il candore e la vincita di Gesù sulla morte.

LE QUARANTENE SONO TORNATE A SCANDIRE IL TEMPO SANTO DELLA QUARESIMA.

"Inchiostro di Puglia" (il libro), in vendita, nella nostra sede.

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