Pro Loco CASTELLANETA
Pro Loco CASTELLANETA

FESTA PATRONALE DI CASTELLANETA

SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DEI SANTI PATRONI DELLA CITTA’ E DELLA DIOCESI

SAN FRANCESCO DA PAOLA E SAN NICOLA DI BARI

7 - 8 MAGGIO 2016

a cura della Confraternita di San Francesco da Paola

FESTA PATRONALE DI CASTELLANETA

SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DEI SANTI PATRONI DELLA CITTA’ E DELLA DIOCESI

SAN FRANCESCO DA PAOLA E SAN NICOLA DI BARI

9 - 10 – 11- 16 MAGGIO 2015

a cura della Confraternita di San Francesco da Paola

FESTA PATRONALE DI CASTELLANETA

SOLENNI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DEI SANTI PATRONI DELLA CITTA’ E DELLA DIOCESI

SAN FRANCESCO DA PAOLA E SAN NICOLA DI BARI

10 – 11- 12 MAGGIO 2014

a cura della Confraternita di San Francesco da Paola

BREVE STORIA DI SAN NICOLA

 

San Nicola era nato a Patara in Licia, una provincia nel sud dell'Asia minore. Mira, città di cui il Santo divenne vescovo, era la capitale della provincia e sede episcopale fondata da S. Nicandro. I dati biografici più accreditati, tramandatici dalla Chiesa greca, riportano che il Santo fu imprigionato e perseguitato sotto Diocleziano. Vent'anni dopo la prigionia, partecipò al Concilio di Nicea, unendo la sua voce alla condanna dell'eresia ariana. Le informazioni storiche tramandano inoltre che morì a Mira, nella cui cattedrale fu tumulato.

A questi fatti "storici", è andata associandosi nel corso dei secoli una vastissima letteratura tradizionale, della quale riportiamo qui alcune parti significative e popolari.

Nicola ricevette un'educazione di alto livello da genitori pii e virtuosi, che lo iniziarono alla lettura delle Sacre Scritture sin dall'età di 5 anni. Morirono quando Nicola era ancora giovane, lasciandogli in eredità una discreta fortuna, che il santo decise di destinare ad opere di carità. L'occasione per tale gesto giunse ben presto: un cittadino di Patara aveva perduto ogni suo avere, e le sue tre figlie, prive di dote, non potevano trovare marito. Nella disperazione, il padre stava per votarle ad una vita disonorevole. Avendo udito ciò, Nicola prese una borsa d'oro e la gettò nottetempo attraverso la finestra della casa dell'uomo. Tale somma fu usata come dote per la figlia maggiore, che si sposò ben presto. Nicola si comportò ugualmente per le altre due figlie; venne scoperto dal padre, che usò espressioni di immensa gratitudine verso il benefattore.

Nicola si trovava nella città di Mira quando il clero ed il popolo si riunirono per l'elezione del loro nuovo vescovo. Come già detto, si era ai tempi delle persecuzioni di Diocleziano, all'inizio del IV secolo. Secondo alcuni testi tradizionali greci, "il divino Nicola fu arrestato dai magistrati, torturato, incatenato e gettato in carcere insieme ad altri cristiani. Quando Costantino, scelto da Dio, successe a Diocleziano, i prigionieri vennero rilasciati, e con essi l'illustre Nicola". San Metodio aggiunge che "...grazie agli insegnamenti di Nicola, la metropoli di Mira non fu contaminata dall'eresia ariana, da lui rigettata come veleno letale". Metodio non menziona la partecipazione di Nicola al Concilio di Nicea, ma secondo altri autori egli fu là presente ed attivo, al punto di schiaffeggiare, pieno di indignazione, lo stesso Ario! In seguito a ciò Nicola fu privato delle sue insegne episcopali ed imprigionato, ma la tradizione tramanda che Nostro Signore e Sua Madre intervennero direttamente, liberarono il Santo e lo reintegrarono nel suo rango. Nicola adottò anche drastiche misure per combattere il paganesimo e abbatté numerosi templi, tra cui quello della dea Artemide, il più importante nel territorio della sua eparchia.

Nicola fu custode del popolo a lui affidato non solo nelle cose dello spirito. Il giorno in cui tre uomini innocenti dovevano essere messi a morte per ordine del governatore, Nicola fermò la mano del boia e li liberò. Rimproverò quindi il governatore, che si pentì dell'ingiusta sentenza. Al fatto erano presenti tre ufficiali imperiali, Nepote, Urso ed Erpilione. I tre uomini vennero in seguito ingiustamente accusati di truffa dal locale prefetto, il quale era riuscito ad ottenere dall'imperatore Costantino una sentenza di morte per i tre uomini. Ricordando l'episodio in cui l'amore di Nicola per la giustizia si era manifestato in favore dei tre innocenti, gli ufficiali imperiali invocarono l'aiuto di Dio. Quella notte Nicola apparve in sogno a Costantino e ordinò all'imperatore di rilasciare i tre uomini innocenti. Il prefetto ebbe un sogno identico, e la mattina dopo i due uomini, constatando di avere assistito alla medesima apparizione, concordarono di interrogare i condannati. Avendo appreso che i tre si erano rivolti in preghiera per intercessione di Nicola, l'imperatore rese loro la libertà e scrisse al Santo vescovo una lettera, chiedendo le sue preghiere per la pace nell'impero.

Tutte le tradizioni sono concordi sul fatto che San Nicola fu tumulato nella città di Mira. Due secoli dopo, durante il regno di Giustiniano, una chiesa fu edificata sopra la sua tomba, le cui rovine furono rinvenute nel XIX secolo. La enorme popolarità del santo di Mira è bene espressa da un anonimo autore del X secolo, che dichiara: "...l'oriente e l'occidente lo acclamano. In ogni luogo abitato, campagne e città, isole e villaggi, agli estremi confini della terra, il suo nome è riverito e chiese sono edificate in suo onore".

Nel 1034 Mira fu occupata dai saraceni e i cittadini di Bari trafugarono le reliquie del santo, che erano ancora in custodia di greci cristiani sotto il dominio musulmano. Ciò avvenne nel 1087: una grande basilica venne successivamente edificata nella città per accogliere le reliquie del Santo.

BREVE STORIA DI SAN FRANCESCO DA PAOLA

 

San Francesco nacque a Paola, un paese della provincia di Cosenza, da Giacomo d'Alessio e da Vienna, nativa di Fuscaldo (CS).

Gli sposi stettero per quindici anni senza riuscire ad avere figli; pregarono molto il Signore perchè concedesse loro il dono tanto atteso. Si rivolsero poi a San Francesco d'Assisi, del quale erano molto devoti, promettendo che, se fosse nato loro un figlio, lo avrebbero chiamato Francesco.

Francesco nacque il 27 marzo del 1416, di Venerdì. Già il giorno del suo concepimento si verificò un evento straordinario. All'età di due mesi, Francesco ebbe una brutta infezione ad un occhio, per la quale rischiava di rimanere cieco. La madre, allora, lo portò in chiesa, davanti alla statua del Santo di Assisi per pregarLo, questa volta, di far guarire il suo bambino; come voto, lo avrebbe tenuto per un anno intero chiuso in convento con indosso l'abito dei frati francescani.

Franceco guarì e trascorse la sua vita in pura santità e all'insegna della Penitenza. Una notte, all'età di dodici anni, Francesco fece un sogno: San Francesco d'Assisi gli ricordava che era il tempo di adempiere al voto fatto dalla madre. Così fu accompagnato dai genitori al convento dei Frati Minori di S.Marco Argentano (CS).

Il soggiorno nel Convento di S. Marco fu per Lui bellissimo: nel convento fece molti miracoli e sviluppò la sua santità nell'umiltà e nella sapienza.

Intanto, un anno passò e i genitori andarono a prendere Francesco per riportarlo a Paola, nella sua casa.

Dopo qualche anno, Francesco sentì il bisogno di vedere i luoghi dove era vissuto il Santo poverello di Assisi. Così, con i suoi genitori, fece il suo viaggio ad Assisi, ma per un po' si fermò a Roma.

Tornato dal viaggio, all'età di quattordici anni, Francesco decise di vivere in solitudine e si ritirò a fare una vita da eremita nel bosco di Paola, verso la montagna. Si rifugiò in una grotta solitaria e fredda: per letto aveva la nuda terra e per guanciale un sasso. Egli trascorreva molto tempo a pregare e per cibo mangiava le radici degli alberi. Rimase a vivere da eremita per ben cinque anni, lontano da tutti, fino a quando un giorno i cani di alcuni cacciatori lo scoprirono. Francesco uscì dalla solitudine e si costruì una celletta, dove riceveva i visitatori. Tutti andavano da Lui per chiedere preghiere, aiuti e prodigi. Oggi il luogo viene indicato come Antico Oratorio.

Altri eremiti seguirono il suo esempio di vita, di preghiera e penitenza e presero il nome di "Eremiti di fra' Francesco". Essi indossavano una tonaca di lana, come cintura avevano ai fianchi un pezzo di fune e camminavano a piedi scalzi . Usavano un cappuccio, che secondo la tradizione gli fu consegnato dall'Arcangelo Gabriele che gli raccomandò di farlo indossare anche ai suoi frati. Il numero di visitatori e seguaci aumentava; l'oratorio era troppo piccolo e fu necessario, perciò, costruire una chiesa.

Durante la costruzione della chiesa e del convento di Paola, cominciò ad operare i primi miracoli. Dopo qualche anno, Francesco lasciò Paola e si recò a Paterno Calabro per la costruzione del secondo convento.

A Paterno rimase per ben nove anni, durante i quali costruì una chiesa ed un convento. Anche in questo paesino operò moltissimi miracoli.

Terminata la sua opera a Paterno Calabro, fu invitato nel 1456 in un altro paese calabrese: Spezzano della Sila, dove costruì il terzo convento.

Nel 1458 San Francesco giunse a Corigliano Calabro e costruì il quarto convento, dietro le insistenze che ricevette dal principe Sanseverino e da sua moglie, che risiedevano a Corigliano.

L'opera di San Francesco consisteva essenzialmente nel far comprendere agli uomini quanto fosse grande e misericordioso l'Amore di Dio.

Sentendo parlare di Lui, delle sue opere e dei suoi miracoli, molti desideravano conoscerlo e averlo nel proprio paese.

Così, mentre si trovava a Paterno fu invitato a Milazzo, in Sicilia, dove costruì un convento dedicato a Gesù e Maria.

In Sicilia, infatti, in quegli anni la gente doveva sopportare le ingiustizie di chi governava, poichè era stata restaurata la dominazione angioina ed aragonese. Per arrivare in Sicilia, gli venne rifiutato ogni mezzo umano , per cui ricorse all'aiuto del Signore e il 4 Aprile del 1464 compì la straordinaria traversata dello stretto di Messina, che venne ricordata in innumerevoli opere artistiche di ogni genere.

Dopo quattro anni di permanenza a Milazzo, fece ritorno in Calabria. Nel 1468 sbarcò a Catona, in provincia di Reggio, dove fu accolto dalla folla con grande entusiasmo; dopo alcuni giorni giunse a Paterno e si ritirò nel suo Romitorio.

Spesso il santo si flagellava, perchè il dolore fisico lo rendeva, secondo Lui, più idoneo nelle mani di Dio. Ricominciò a fare molti miracoli: ricordiamo quello dell'uomo al quale fu guarita una piaga al femore e quello del tizio che non poteva più esercitare il mestiere di copista perchè aveva il braccio destro paralizzato. Nel 1470 San Francesco si trovava ancora a Paterno, ma comincia a sentire nostalgia di Paola, il suo paese; egli sentiva che sarebbe accaduto qualcosa di importante per il suo Ordine e quindi volle tornare.

Quello stesso anno ricevette la Visita Apostolica da parte di un delegato pontificio. Il Papa, infatti, inviò un suo sacerdote di fiducia, per accertare l'integrità morale e spirituale di Francesco.

Ricevuto il resoconto dal suo inviato, il Papa Paolo II decise di approvare l'Ordine, ma nel 1471 morì.

L'approvazione, però, non tardò ad arrivare: nel 1473 la Congregazione dei Frati Romiti ottenne il riconoscimento canonico pontificio.

La nouva congregazione veniva inserita tra gli Ordini Mendicanti. San Francesco, fin da fanciullo, ricevette da Dio il grande dono di fare miracoli per dare sollievo ai bisognosi e per testimoniare l'immenso Amore di Dio. Tuttavia, egli era dotato di un altro grande dono: la Profezia.

Molti furono nella sua vita i segni del suo spirito profetico. Tra tutti, si ricorda con particolare attenzione il modo in cui presagì l'invasione dei turchi.

San Francesco, grazie alle sue doti profetiche aveva consigliato al Re di badare ai nemici esterni, invece che far guerre interne, ma il sovrano fu sordo ai suoi consigli. Il Santo, intanto, continuava a condurre una vita penitente, che era in contrasto con il lusso sfrenato del re e dei cortigiani, i quali, infastiditi dei continui ammonimenti del frate eremita, convinsero il sovrano del regno ad ordinare l'arresto di Francesco. Il comandante che si recò a Paterno per arrestare il Santo, se ne tornò convertito.

Il Re ritirò l'ordine di arresto e invitò i frati a costruire un convento nella stessa città di Napoli. Dopo qualche anno venne costruita la bellissima Basilica di San Francesco, che oggi con il suo maestoso colonnato fa da cornice Piazza Plebiscito. Presto la fama di San Francesco, grande taumaturgo, si estese fino alla corte di Francia, dove regnava Luigi XI.

Questi, colpito da un male incurabile dalla scienza medica, invitò il Santo ad andare presso la corte di Francia, sperando di poterne ottenere una guarigione miracolosa. Francesco, però, nella sua semplicità non accettò l'invito del sovrano di Francia, e neanche il re di Napoli riuscì a convincerlo.

Solo quando il Papa lo invitò a raggiungere la corte francese, il frate non potè fare a meno di accettare umilmente il volere del Pontefice.

Francesco era ormai anziano e sapeva che non sarebbe più tornato nella sua terra; così, nel 1483, all'età di 67 anni, diede l'ultimo saluto alla Calabria e partì. Tra le tante tappe che fece durante il lungo viaggio, c'è il suo soggiorno a Napoli, presso la corte del sovrano che durò circa quindici giorni.

Partì verso Roma, dove avrebbe fatto la sua seconda tappa, per incontrare il Papa. Dopo numerosi prodigi e validi insegnamenti, giunse il momento di partire per la Francia, dove lo attendeva con ansia il sovrano ammalato.

Il Re lo accolse umilmente, gettandosi ai suoi piedi, come non aveva mai fatto per nessun altro. Alla richiesta insistente di guarigione, Francesco rispondeva che non era in suo potere farlo, ma che avrebbe pregato molto per lui il Signore. Le preghiere, però, non guarirono il corpo dello spietato sovrano, ma la sua anima. L'ultimo periodo della sua vita, infatti, il Re lo trascorse pregando con Francesco e morì vicino a Dio. Salì sul trono di Francia Carlo VIII, ma morì giovanissimo all'età di appena 28 anni.

Il suo successore, Luigi XII non volle permettere a Francesco di tornare in Calabria. Il Santo allora si rassegnò a restare in Francia fino alla sua morte.

Intanto i Frati Minimi si diffondevano in Europa: in Spagna sorsero i primi conventi femminili dell'Odine delle Suore Minime, conosciute anche come Second'Ordine. Più tardi nascerà anche il Terz'Ordine dei Minimi, approvato da Alessandro VI e costituito da laici che, ancora oggi, scelgono di vivere all'insegna degli insegnamenti di San Francesco.

Intanto gli anni passarono e Francesco avanzava in età. Nonostante il suo fisico robusto, che sottopose sempre a dure penitenze, cominciò a cedere al peso degli anni. Ancora una volta, con le sue doti profetiche, all'età di 91 anni, preannunziò che sarebbe morto dopo tre mesi. Infatti, durante la Pasqua del 1507, precisamente il 2 Aprile, Francesco moriva in Francia, assistito dai suoi Fraticelli Minimi. Dopo soli sei anni, nel 1513 Leone X al quale il Santo aveva preannunciato il Papato quando aveva solo sei anni, lo proclama Beato e nel 1519 lo proclama Santo.

L'opera di San Francesco viene ancora oggi perpetuata dall'Ordine dei Minimi.

"Inchiostro di Puglia" (il libro), in vendita, nella nostra sede.

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