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LEGGENDE E SUPERSTIZIONI

u monicacidd - santa monaca - l'affascino

 

In mancanza della televisione e di qualsiasi altra forma di svago, le serate erano occupate dal racconto di aneddoti e storie popolari: storie a volte distensive e divertenti, ma anche costellate di intrighi, magie, spiritismo, che finivano per turbare le lunghe notti invernali. Oltre agli spiriti, risultava molto presente nell’immaginazione popolare un altro personaggio ‘u monicacidd’. Lo si immaginava come un folletto buono e scherzoso, uso a saltellare per la casa a o far compagnia durante il sonno: chi fosse riuscito a sottrargli il cappellino avrebbe potuto chiedergli tanti soldi e evidente che nessuno ci riuscì mai. Però, se in casa si verificavano stranezze o alcuni oggetti diventavano inspiegabilmente introvabili, si era soliti convincersi dell’opera del ‘monicacidd’.

Nella cultura contadina il rapporto con la religione è sempre stato intriso di un misticismo caratterizzato da pratiche alquanto arcane e misteriose con affinità molto più prossime al rito pagano che quello cattolico. Un esempio molto emblematico è rappresentato dal rito della Santa Monaca. Pare che la Santa Monaca fosse stata una donna che avesse trascorso molti anni nell’estenuante ricerca del proprio figlio disperso in guerra e che, attraverso un rito magico, fosse riuscita a comprendere che fosse morto. Per il dolore si ritirò in clausura diventando una monaca santa in grado di presagire il futuro attraverso l’interpretazione dei segni premonitori.

Chiunque volesse conoscer e il proprio futuro avere notizie di persone care, si appostava a mezzanotte, presso un incrocio di strade e invocava la Santa Monca con la formula: “Santa Monaca pietosa, Santa Monaca lacrimosa! Tu, da quel lungo viaggio da levante a ponente per averla nuova di tuo figlio dammi un segno per sapere…”.

Nei quindici minuti successivi si rimaneva in attesa di rumori, i segni premonitori che si raccoglievano venivano svelati solo a quelle persone esperte del rito che, così come gli auguri interpretavano il volere degli dei, rivelato per   mezzo di segni, riuscivano a ricavare la giusta interpretazione: il riso era considerato un segno positivo, al contrario, il pianto di un bimbo era negativo, così come qualsiasi altro rumore sinistro che suscitasse inquietudine.

Ci sono altri esempi che descrivono come la tradizione e la cultura popolare, con l’ausilio delle fede, sopperiva alla carenza di apporto della scienza medica con metodi misteriosi, ma dall’efficacia a volte indiscutibili .

Il mal di pancia: era molto frequente nei bambini l’attacco dei vermi, una sorta sindrome di origine virale o dovuta allo sviluppo di parassiti e che interessava l’intestino. In questo caso, per sconfiggere il male, le persone dotate di adeguate virtù guaritrice recitavano delle preghiere segnando idealmente una croce sul pancino del piccolo paziente. Secondo la tradizione acquisiva questa particolare prerogativa di guaritore colui il quale, in una particolare fosse riuscito ad intingere la mano nel sangue dalla talpa appena ammazzata.

L’affascino: un complimento o un apprezzamento senza aver pronunciato la formula liberatoria – abbon’dic- che esorcizzava qualsiasi elemento di invidia, poteva provocare questa sindrome che si manifestava con forti mal di testa. Per togliere l’affascino si usavano vari modi, fra i quali il più misterioso è suggestivo considerava nel far cadere, mentre si recitavano specifiche preghiere, per tre volte tre gocce di olio nell’acqua: solo se le gocce si fossero allargate il risultato sarebbe stato positivo e il mal di testa sarebbe passato di lì a poco, in caso contrario il malanno avrebbe avuto un’origine diversa dall’affascino. Le particolari formule recitate durante il rito potevano essere rivelate ad altre persone solo durante il giorno del venerdì Santo.

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